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08/06/2018 - N.

MEMORIA E VERITA’ NELLE PAROLE DI GIAN CARLO CASELLI

Una sala gremita da oltre 400 persone ha ascoltato affascinata per più di un’ora l’appassionato racconto di una vita spesa in difesa della legalità che il magistrato Gian Carlo Caselli ha presentato ieri sera al Memoria Festival in svolgimento in questi giorni a Mirandola.

Durante l’incontro, moderato dal giornalista Gian Paolo Maini, - informa Coldiretti Modena - il Magistrato ha proposto una riflessione sul delicato rapporto tra memoria e verità sottolineando come “la memoria sia un architrave, senza la memoria si affievoliscano gli antidoti per evitare che si ripetano fatti gravi. Purtroppo – ha chiosato Caselli - il nostro Paese non eccelle in memoria”.

La chiacchierata – rende noto Coldiretti - ha percorso le tappe salienti della vita dell’ex procuratore toccando fatti recenti e meno recenti del nostro Paese che ancora toccano le coscienze degli italiani: dal processo Andreotti alla lotta alle mafie passando per la lotta al terrorismo che, ha sottolineato Caselli, è stato sconfitto anche con il contributo della gente che lo ha isolato politicamente. Cosa che, purtroppo, ancora non si può dire per la mafia contro la quale la battaglia è ancora in atto – ha detto il magistrato.
Momenti più lievi sono stati vissuti quando Caselli ha descritto, a tratti anche con umorismo e autoironia, cosa significhi vivere da più di 40 anni con la scorta tanto da considerarla parte integrante della famiglia.

La parte finale della chiacchierata - ricorda Coldiretti – è stata dedicata all’attuale impegno dell’ex procuratore di Palermo e Torino in qualità di presidente del comitato scientifico dell’ ”Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” promosso ed istituito da Coldiretti.

“Il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro – ha detto Caselli- con un balzo del 30% nell’ultimo anno con la filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita che è divenuta una delle aree prioritarie di investimento della malavita. Le mafie condizionano il mercato agroalimentare stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy e la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding. In questo modo la malavita distrugge il libero mercato legale e soffoca l’imprenditoria onesta.”

Le agromafie - conclude Coldiretti - vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale ma anche con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto.